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Superare i limiti dei sistemi ERP legacy

Il metodo Saep Informatica per una migrazione sostenibile e incentrata sulle persone.

Oggi c’è ancora una buona fetta di aziende italiane – e non solo le più piccole – che affida la propria gestione interna a software sviluppati 30 anni fa. Strumenti che hanno garantito affidabilità e controllo ma che oggi mostrano tutti i segni del tempo. Le ragioni? “Molteplici e interconnesse” – spiega Laura Rusconi, Project Manager ERP e socia di Saep Informatica, azienda attiva nel settore da quasi 50 anni. Resistenza culturale, timore di alterare processi ‘rodati’ (il ‘si è sempre fatto così’ è la barriera più difficile da abbattere) unite a una cronica carenza di tempo e risorse da dedicare all’organizzazione aziendale costituiscono un muro di gomma molto più comune di quel che si pensi. Perché quegli investimenti fatti non senza sacrifici, faticano ancora oggi a giustificare una migrazione verso nuove piattaforme. E impediscono di percepire i rischi dietro l’angolo, tecnologici e legati alla sicurezza.

“L’obsolescenza può tradursi in blocchi operativi, incompatibilità hardware, perdita di know-how e difficoltà nella business intelligence, con impatti diretti sui processi decisionali – continua Rusconi. Il problema diventa particolarmente critico quando il personale che sa mettere le mani sui vecchi sistemi va in pensione o cambia azienda: la memoria digitale dell’impresa rischia di svanire, insieme al suo valore. A dimostrazione che avere un gestionale non aggiornabile significa paralizzare l’evoluzione dell’impresa.

Migrare senza problemi

È all’interno di questo scenario che si inserisce Saep Informatica, azienda comasca fondata nel 1979 e realtà al 100% italiana che propone una Suite ERP indirizzata a imprese di medio-grandi dimensioni. Nella sua esperienza duratura, Saep ha maturato un approccio concreto e umano alla migrazione dai sistemi legacy. Basandosi su un caposaldo: la tecnologia è solo una parte della trasformazione, il resto lo fanno cultura e persone. Ed è questo il principio che ha ispirato la nascita della Suite ERP Saep, progettata per accompagnare li clienti nel tempo, grazie a una profonda parametrizzazione che consente di adattare il software ai processi esistenti dell’azienda e non viceversa. Un approccio che esalta la storia e l’identità di quest’ultima, piuttosto che appiattirla su processi standardizzati.

“Il percorso di migrazione proposto da Saep non è mai un cambio ‘on/off’ – sottolinea la PM ERP – ma è piuttosto un processo graduale e sostenibile che combina analisi, formazione e affiancamento costante. Tutti gli stakeholder vengono chiamati a partecipare (dal management alle figure operative) perché solo un coinvolgimento diffuso può scongiurare la diffidenza e la paura del cambiamento che spesso bloccano l’innovazione”.

Un investimento strategico

L’obiettivo di Saep non è vendere una licenza software, ma portare valore e consapevolezza digitale. In quest’ottica dunque la migrazione si traduce in un investimento strategico, non in un costo: significa ottimizzare risorse, centralizzare dati e processi (dal magazzino all’estratto conto cliente, fino ai flussi finanziari), e garantirsi una base solida e aggiornata su cui costruire il futuro. Un approccio che, oltre a ridurre i rischi tecnici e organizzativi, permette di prevenire perdite di dati, mantenere la continuità operativa e coinvolgere il cliente in un percorso di crescita condivisa. Proprio in un’epoca in cui si parla sempre più di intelligenza artificiale e automazione, Saep rivendica la cen-tralità del fattore umano: “Nessun agente virtuale potrebbe sostituire l’empatia e la capacità di ascolto che caratterizzano la nostra consulenza. Ciò che facciamo – conclude Rusconi – non è solo aggiornare un sistema, ma leggere le peculiarità del cliente e accompagnarlo passo dopo passo nella propria evoluzione.”

ERP, Saep


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